Luigi Francescon: la circolare del 1939 contro il denominazionalismo

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© di Filippo Chinnici

Nota storico-documentaria

La circolare di Louis Francescon, datata dicembre 1939, costituisce una testimonianza primaria di particolare importanza per ricostruire l’ecclesiologia del pentecostalismo italiano delle origini e le tensioni che ne accompagnarono la progressiva istituzionalizzazione nell’America settentrionale. La fermezza con cui Francescon respingeva ogni autorità ecclesiastica sovraordinata alle comunità locali non rappresentava una posizione occasionale, maturata nelle controversie degli anni Trenta, ma esprimeva convinzioni radicate nella sua esperienza religiosa e consolidate fin dagli inizi del ministero pentecostale.

Già anziano, con funzione di vice-pastore, e segretario della Chiesa Presbiteriana Italiana di Chicago, Francescon aveva conosciuto direttamente il peso dell’autorità confessionale quando, nel 1904, abbandonò quella comunità in seguito al dissenso sul battesimo per immersione. Tre anni dopo ricevette la testimonianza pentecostale presso la North Avenue Mission di Chicago, guidata da William H. Durham, del quale condivideva l’avversione al denominazionalismo. Durham, nell’articolo The Church, pubblicato su The Pentecostal Testimony nel febbraio 1911, denunciava le denominazioni come istituzioni di origine umana, prive di fondamento scritturale e ostacolo all’avanzamento dell’Evangelo. L’opposizione di Francescon all’organizzazione ecclesiastica si colloca dunque nella continuità fra la precedente esperienza presbiteriana e l’ecclesiologia del risveglio pentecostale di Durham.

Per comprenderne la portata occorre tuttavia considerare quanto stava accadendo nel pentecostalismo nordamericano. Il movimento, sorto all’insegna della libertà dello Spirito e dell’indipendenza delle congregazioni, aveva cominciato assai presto a sviluppare strutture associative che, pur presentandosi inizialmente come semplici strumenti di comunione e cooperazione, finirono progressivamente per assumere caratteristiche denominazionali. Emblematico il caso delle Assemblies of God, costituite a Hot Springs, Arkansas, nell’aprile 1914. I promotori assicurarono che il nuovo Consiglio generale non avrebbe esercitato potestà legislativa sulle chiese né leso la loro autonomia. Era un inganno perché già nel 1916, l’adozione della Statement of Fundamental Truths segnò un passaggio significativo verso la definizione istituzionale dei confini dottrinali e della comunione ministeriale. Quella che si annunciava come un network, ossia una libera fraternità di comunità indipendenti, andava così acquisendo gli strumenti propri di una denominazione.

Il passaggio dalla rete fraterna (network) all’organizzazione denominazionale poteva dunque compiersi senza una dichiarata rinuncia al congregazionalismo, mediante la progressiva attribuzione di competenze dottrinali, disciplinari e ministeriali agli organismi comuni. La promessa iniziale di non costituire una denominazione non impediva che se ne creassero gradualmente le strutture. È precisamente in questa distanza fra le rassicurazioni originarie e gli sviluppi istituzionali che va ricercata una delle ragioni della diffidenza di Francescon.

Una dinamica analoga attraversava le comunità pentecostali italiane dell’America settentrionale. Nel 1927, a Niagara Falls, Francescon, Massimiliano Tosetto e Giuseppe Petrelli parteciparono alla costituzione delle Unorganized Italian Christian Churches, una comunione di chiese che conservava significativamente nella propria denominazione il carattere «non organizzato». Le assemblee annuali affrontavano questioni dottrinali, missionarie e disciplinari, mentre nel 1929 fu istituito un fondo comune per le missioni. Nel 1933 furono designati cinque anziani con compiti permanenti di moderazione, fra i quali lo stesso Francescon. Quest’ultimo, pertanto, non respingeva la comunione fra congregazioni, i convegni o il coordinamento delle attività comuni: si opponeva alla trasformazione di questi strumenti fraterni in un’autorità ecclesiastica capace di governare le chiese e disciplinarne il ministero.

Alla fine degli anni Trenta, il conflitto si acuì quando alcuni esponenti del movimento proposero un consiglio permanente incaricato di esaminare i candidati al ministero, disporne l’ordinazione e rilasciare credenziali riconosciute dalle diverse congregazioni. Francescon respinse la proposta, ravvisandovi il superamento dell’autonomia ecclesiale e l’introduzione di un’autorità ministeriale centralizzata. La controversia non riguardava più soltanto l’opportunità di collaborare, ma il diritto di un organismo sovralocale di esercitare funzioni che egli riteneva appartenessero alla Chiesa sotto la guida dello Spirito Santo.

La rottura maturò nel quadro dei cambiamenti avviati nel 1938, quando, secondo le ricostruzioni storiche, la comunione delle Chiese Cristiane Italiane Inorganizzate assunse la denominazione di Chiesa Cristiana Italiana del Nord America. Nel 1939 fu inoltre proposta l’istituzione di un comitato per amministrare i fondi missionari e curare la pubblicazione di un periodico ufficiale. Non è tuttavia dimostrato che tale comitato coincidesse con il consiglio incaricato dell’ordinazione ministeriale. La successiva formalizzazione denominazionale del 1948 segnò il compimento istituzionale di un processo che Francescon aveva contestato già nel decennio precedente.

La circolare del dicembre 1939 nacque in risposta all’accusa di incoerenza rivoltagli dai sostenitori dell’organizzazione. Francescon avrebbe approvato strutture centralizzate in Italia e in Brasile, partecipando rispettivamente ai convegni del 1929 e del 1936, mentre le osteggiava nelle comunità italiane dell’America settentrionale. Egli contestò tale ricostruzione, precisando una distinzione istituzionale fondamentale: altra cosa era dotarsi di rappresentanti e amministratori per adempiere agli obblighi della legislazione civile, gestire beni e intrattenere rapporti con le autorità statali; altra cosa era costituire un organismo ecclesiastico sovralocale investito del potere di scegliere, ordinare e riconoscere i ministri, esercitando un’autorità spirituale sulle congregazioni. La prima soluzione rispondeva a necessità giuridiche e amministrative; la seconda introduceva un principio di governo denominazionale che Francescon considerava incompatibile con l’ordinamento apostolico.

In questa prospettiva acquistano particolare rilievo il richiamo alla legge italiana 24 giugno 1929, n. 1159, e al convegno romano del 24–25 dicembre 1929, che Francescon riconduce agli adempimenti necessari per ottenere l’approvazione governativa delle nomine ministeriali, senza costituire un ente morale, non alla costituzione di una gerarchia ecclesiastica.

La posizione di Francescon non escludeva, peraltro, deliberazioni comuni fra le congregazioni. Già i convegni italiani del 1928 e del 1929 avevano affrontato questioni dottrinali e disciplinari, stabilito criteri di comunione fra le chiese e disposto iniziative editoriali condivise. Nel 1929 fu deliberata la stampa di cinquemila copie del libro dei cantici, affidando a un comitato incaricato a Roma la raccolta dei relativi proventi. Esistevano dunque forme di coordinamento e responsabilità collettiva, che Francescon non identificava, di per sé, con l’esercizio di un’autorità denominazionale.

Analogamente, egli presenta il convegno brasiliano del 20–25 febbraio 1936 come un’occasione di chiarimento scritturale e di esortazione fraterna, non come un organo deliberativo dotato di potestà sulle comunità.

La documentazione brasiliana impone tuttavia una precisazione. La Congregação Cristã do Brasil disponeva già di uno statuto approvato il 4 marzo 1931 e riformato il 30 marzo 1936. Durante il convegno del febbraio 1936, presieduto da Francescon, furono approvati nuovi statuti ed eletta un’amministrazione comprendente presidente, segretario, tesoriere, vicesegretario e consiglio fiscale. Non si trattava, dunque, di comunità prive di organizzazione giuridica o amministrativa. La distinzione rivendicata da Francescon riguardava la natura e i limiti di tale organizzazione: legittima nella gestione delle questioni materiali e nei rapporti con le autorità civili, ma priva, secondo il suo principio ecclesiologico, di potere spirituale sulle chiese locali.

La partecipazione a un convegno, il coordinamento fra chiese e l’esistenza di rappresentanti legalmente riconosciuti non equivalevano, dunque, all’istituzione di un’autorità denominazionale. Francescon negava inoltre che in Italia e in Brasile fossero mai esistiti comitati dirigenti o ordinazioni ministeriali riconducibili alle organizzazioni che gli venivano attribuite.

La sua concezione ecclesiologica trova nella sezione «Costituzione della Chiesa di Dio» una formulazione inequivocabile: Cristo è il Capo della Chiesa, lo Spirito Santo ne costituisce la guida e la carità è il vincolo che unisce i credenti. Agli amministratori previsti dalla legislazione civile spetta la gestione delle questioni materiali, non il governo spirituale delle comunità. In questa distinzione risiede il nucleo della sua opposizione all’istituzionalizzazione della Chiesa.

Nello stesso periodo, la circolare fu tradotta in inglese dal giovane ministro Carmine Saginario (1916–2011), uno dei primi a ricevere l’ordinazione secondo le decisioni del consiglio contestato da Francescon. La successiva formalizzazione organizzativa della comunione italoamericana, nel 1948, conferma quanto il contrasto del 1939 anticipasse una frattura destinata ad approfondirsi.

Sul piano storiografico, la circolare non documenta soltanto il dissenso personale di Francescon, ma testimonia una tensione costitutiva del pentecostalismo delle origini: quella fra la comunione spirituale delle chiese e la progressiva concentrazione dell’autorità in organismi denominazionali. Le accuse e le circostanze controverse devono essere vagliate attraverso riscontri documentari indipendenti; resta tuttavia inequivocabile la posizione ecclesiologica dell’autore. Francescon non contestava la necessità della cooperazione, bensì la pretesa di trasformarla in governo ecclesiastico. La distinzione era sostanziale: un organismo nato per servire le chiese rischiava di diventare un’autorità chiamata a governarle.

La vicenda rivela così il problema centrale dell’istituzionalizzazione pentecostale: non la semplice esistenza di statuti, rappresentanti o amministratori, già presenti nelle comunità delle origini, ma il progressivo trasferimento delle competenze ecclesiastiche dalle congregazioni agli organismi centrali. È su questo confine, più che sulla contrapposizione astratta fra organizzazione e disorganizzazione, che si comprende la fermezza di Francescon e il significato storico della sua protesta.

Segue la trascrizione integrale della circolare del dicembre 1939, con le evidenziazioni in grassetto conformi all’originale.

 

Alla cara fratellanza costante nella fede che è stata una volta insegnata ai santi. S. Giuda 3.

Il sotto firmato con questo scritto intende di schiarire la realtà di quanto segue, essendo stati questi punti male rappresentati da alcuni violatori della fede.

Imprima vi dico che fu la dottrina della nuova luce che portò la divisione spirituale in questa Chiesa di Chicago, Illinois, l’anno 1925, e poi appresso fu da un ministratore della medesima, proposta anche la divisione della proprietà di 1350-1352 West Erie St. Allora i due gruppi si convenirono di dare piena facoltà agl’ amministratori di ambo le parti, e di accettare la loro decisione.

La proprietà fu stimata 14 mila dollari, e fu data la preferenza al gruppo della nuova luce, il quale a sua volta scielse il locale, e promise di dare a noi la metà del suddetto valore.

Qualche giorno appresso fecero delle difficoltà per darci la moneta, e poi si venne a sapere che l’amministratore loro che propose la divisione aveva venduta la proprietà a sua Moglie, con il fine di non darci nulla a noi; allora i nostri rappresentanti si presentarono a costui con 7 mila dollari alla mano dicendogli dacci 7 mila dollari che ci aspettano secondo l’accordo che abbiamo fatto, e che fu approvato da ambi le parti, o pure prendeli, ma egli si rifiutò di darli ed anche di prenderli. Sono questi fratelli? Ora giudicate voi la nostra causa con Proverbi 18.17; mettendovi al nostro posto.

Ma alla fine di questa causa il Benigno nostro Signore ci ha fatto avere molto di più di quello che rimase a loro. E al disopra di questo rendiamo grazie a Dio che Lui non permise che la nostra fede nel Consiglio dato dallo Spirito Santo alla Chiesa di Cristo Gesù venisse compromesso da noi per una unità umana, senza la verità di Dio, tali unità fanno l’uomo ipocrita.

I testimoni del suddetto sono ancora vivi, coi documenti che parlano.

La supposta organizzazione della fratellanza d’Italia. La legge del 24 Giugno 1929 n. 1159 sui culti ammessi nel Regno d’Italia, e per quelli che ancora non erano ammessi potevano fare domanda per avere anche loro l’ammissione con questi documenti sotto specificati, cioè tutti i fratelli che occupavano il luogo di presidenza nelle radunanze della medesima fede, dovevano presentare questi tre certificati, firmati dal Podestà locale, 1o. di cittadinanza Italiana, 2o. di buona condotta morale, 3o. di buona condotta penale. Poi questi Anziani dovevano anche fare collettivamente una dichiarazione della loro fede; la quale si trova esposta nell’opuscoletto intitolato, “Congregazione Cristiana (Denominata Pentecostale) Brevi cenni sull’organizzazione della medesima” e poi era richiesta in Roma l’esistenza d’una Congregazione di non meno di 200 Membri, e questi dovevano eleggere davanti ad un’ufficiale di legge civile un Membro fra loro, per rispondere alle Autorità Governative se a questa gli pervenivano dei rapporti contro ai fratelli dalle Autorità Provinciali del Regno.

Nel Convegno tenuto a Roma il 24 e 25 Dicembre 1929 fu deciso di fare la domanda al Governo del Re, per essere ammessi, (appresso ottenuta) non richiedendo il Governo nulla di più del suddetto, che mostra ben chiaro che la fratellanza d’Italia non ebbe mai un’ organizzazione umana, nè Comitati dirigenti etc. Perchè non mostrano gli organizzatori di qui le carte di ordinazione ministeriale conferite ai fratelli Anziani d’Italia, e del Brasile, frutto delle supposte organizzazioni che il fratello Luigi Francescon ha fatto in quei Paesi? le quali carte solo possono confermare che io vi ho mentito. Ma se queste carte non hanno mai avute esistenza, sono loro che cercano per frode di arrivare ai loro scopi. Guardatevi da queste persone che vanno portando biasimi, e calunnie sopra coloro che si studiano di rimanere fermi nella fede che Iddio li chiamò, e che “proseguono il corso al segno, al palio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù.” Questo loro perverso procedimento manifesta chiaro che vogliono giustificare la loro instabilità, la quale è riprovata dalla Parola del nostro Signore. Benedetto in eterno.

Questo sia noto a tutta la fratellanza fedele al Signor Gesù, che un’organizzazione nel mezzo del Campo di Dio, è un’aperta ribellione contro di Lui. Un passo che porta associarsi col mondo. Limita il supremo poter di Dio. Impedisce a Cristo di glorificarsi secondo la Sua Parola. Toglie l’ufficio dovuto allo Spirito Santo. Nega la celeste vocazione. S’arrende ai costumi delle Genti.

COSTITUZIONE DELLA CHIESA DI DIO.

Questo è lo statuto della fratellanza del Brasile. Gesù è il Capo della Chiesa. Lo Spirito Santo è la legge per guidarla in ogni verità. La Sua organizzazione è la carità di Dio nei cuori dei suoi membri, che è il vincolo della perfezione. In dove questi tre non governano, è satana che governa in forma d’uomo, per sedurre il popolo di Dio con la sapienza umana.

Questo è il solo testo che governa la fratellanza del Brasile nella parte spirituale. Poi vi sono gl’amministratori richiesti dalla legge civile, che rappresentano davanti a quella le cose materiali.

In quello scritto che io feci avere a diversi fratelli di qui, intitolato Riassunto del Convegno delle Chiese della Congregazione Cristiana del Brasile, tenuto in S. Paolo dal 20 al 25 Febbraio 1936, in esso non vi sono ordini, ma solo schiarimenti di qualche parte di Scrittura, il resto buoni avvisi nei casi che si presentano in questa vita. Nel Brasile pure non hanno mai esistito Comitati per dirigere quell’opera. Fino ad ora fu solo la Santa Trinità che la governò, giusto come nei tempi Apostolici, perchè ad Essa gli appartiene, Alleluia.

Per ringraziamento che si deve a Dio Padre, e per la consolazione della fratellanza della stessa fede, vi dico parte di quella grande opera che il Signore Gesù ha fatta, e portata avanti per mezzo dello Spirito Santo, e dei Suoi fedeli nel Brasile. Nella lista del 31 Dicembre 1938 vi sono rapportate 252 luoghi di radunanze, e dell’anno 1935 fino alla fine del 1938, ubbidirono al Comandamento del Signor Gesù 10,478 nuove anime, e una buona parte sono state suggellate con la Promessa dello Spirito Santo.

Quell’opera, il nostro Signore l’ha incominciata nella prima metà dell’anno 1910, raccogliendo i primi di quel Grande Paese nelle foreste dello Stato chiamato Paranà, con potente mano, ed in me sono testimonio delle sue grandi meraviglie. A Dio sia tutta la Lode e ogni Gloria per Gesù Cristo Salvator nostro Amen. Vi saluto—Vostro fratello in fede.

[Firma autografa]

Louis Francescon

645 N. Trumbull Ave., Chicago, Illinois, Dicembre, 1939.

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