1900-1907: Introduzione

Il pentecostalismo costituisce uno dei più vasti movimenti di risveglio della storia cristiana contemporanea. La sua storiografia confessionale ne ha tuttavia racchiuso la nascita entro una scena originaria di straordinaria efficacia simbolica: nella notte fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901, sulla soglia del nuovo secolo, Agnes Ozman, allieva della Bethel Bible School di Topeka, nel Kansas, avrebbe cominciato a «parlare in altre lingue», inaugurando quasi istantaneamente una nuova stagione dello Spirito.

Questa rappresentazione, ripetuta per decenni nei manuali, nelle commemorazioni e nelle narrazioni denominazionali, possiede la struttura tipica del racconto fondativo: una data solenne, un luogo delle origini, una figura inaugurale e un evento soprannaturale destinato a imprimere una svolta alla storia. Proprio per descrivere processi di questo genere alcuni studiosi ricorrono al concetto di mitopoiesi: la costruzione progressiva di una memoria collettiva nella quale gli avvenimenti vengono selezionati, ordinati e rivestiti di significati teologici e identitari.

Come vedremo, la documentazione disponibile non conferma con sicurezza la celebre notte di Capodanno e rinvia piuttosto a una cronologia differente. La data tradizionale non può pertanto essere assunta come un fatto pacificamente accertato, ma deve essere esaminata come parte di un’elaborazione confessionale che trasformò un episodio controverso nella scena archetipica della nascita del pentecostalismo moderno.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto il giorno esatto in cui Agnes Ozman avrebbe parlato in lingue. A essere problematica è l’intera rappresentazione di una nascita improvvisa, concentrata in un singolo avvenimento e in un unico centro geografico. Il pentecostalismo si formò invece attraverso un processo più lungo e articolato, nel quale confluirono tradizioni teologiche, aspettative escatologiche, pratiche di guarigione, esperienze estatiche e istanze restaurazioniste già presenti nel protestantesimo del XIX secolo. Prima di ricostruire gli episodi che fra il 1901 e il 1907 conferirono al movimento una fisionomia riconoscibile, è dunque necessario esaminarne le radici.

Le radici del pentecostalismo

La ricostruzione delle radici pentecostali ha dato origine a interpretazioni storiografiche differenti. Donald W. Dayton, in particolare, ha ricondotto il movimento alla matrice wesleyana e holiness, individuando nel quadrilatero formato da salvezza, santificazione, guarigione divina e ritorno imminente di Cristo il terreno teologico dal quale sarebbe germogliato il pentecostalismo. Tale modello ha avuto il merito di mettere in luce una componente indubbiamente fondamentale, ma diviene riduttivo quando viene assunto come genealogia esclusiva.

Le origini del pentecostalismo devono essere lette, piuttosto, come il risultato della convergenza di correnti diverse, talvolta complementari e talvolta apertamente conflittuali. Il movimento holiness fornì una parte importante del lessico esperienziale; gli ambienti battisti, riformati e keswickiani ne modificarono la concezione della santificazione; il restaurazionismo alimentò l’attesa del ritorno dei carismi apostolici; la religiosità afroamericana ne plasmò in profondità la liturgia e l’espressività comunitaria; le reti anglicane e transatlantiche ne favorirono la diffusione europea. Non vi fu, dunque, un’unica sorgente, ma una pluralità di affluenti che confluirono nei risvegli del primo Novecento senza perdere interamente la propria identità.

  1. Il movimento holiness. Proveniente dalla teologia wesleyana, il movimento holiness rappresentò uno degli humus principali per l’emergere di una spiritualità carismatica orientata alla «seconda benedizione», vale a dire alla santificazione intesa come esperienza distinta dalla nuova nascita. Questo orientamento fu tuttavia sottoposto a una profonda revisione da William H. Durham, il quale oppose al perfezionismo metodista la dottrina della Finished Work, l’«opera compiuta» di Cristo. La santificazione non veniva concepita affatto come una seconda e istantanea opera della grazia, ma come conseguenza e sviluppo dell’unica opera redentrice realizzata sul Calvario (Giovanni 19:30).
  2. Il contributo riformato e il Finished Work. Molti pionieri del pentecostalismo, tra i quali i pionieri del pentecostalismo italiano comeLuigi Francescon, Giacomo Lombardi e Pietro Ottolini, provenivano da ambienti battisti, presbiteriani o comunque segnati dalla tradizione riformata. Essi elaborarono una teologia cristocentrica fondata sull’efficacia dell’opera redentrice di Cristo e rigettarono la santificazione intesa come «seconda benedizione» separata dalla conversione. Si formò così un filone pentecostale estraneo tanto al perfezionismo wesleyano-arminiano quanto alla frammentazione dispensazionalista della storia della salvezza. Questo indirizzo, studiato fra gli altri da Darrin Rodgers e Daniel Ramírez, contribuì in modo decisivo alla diffusione del pentecostalismo negli ambienti italoamericani e latinoamericani.
  3. Il risveglio anglicano di Sunderland. Un apporto tutt’altro che secondario giunse dal mondo anglicano, attraverso la figura del reverendo Alexander Alfred Boddy, vicario della chiesa di All Saints a Sunderland. Influenzato dalle convenzioni di Keswick, Boddy accolse nel 1907 l’esperienza del pastore norvegese Thomas Ball Barratt, che testimoniava il battesimo nello Spirito con evidenza di glossolalia. Le Whitsuntide Conventions, organizzate da Boddy a partire da quell’anno, divennero un crocevia del risveglio carismatico europeo. Attraverso la rivista Confidence, Boddy diffuse notizie, esperienze e riflessioni che influenzarono profondamente la ricezione del pentecostalismo nel contesto britannico e oltre. Ad esso, ad esempio, è collegato il filone del primo pentecostalismo italiano com’è emerso negli studi di Filippo Chinnici, uno dei nostri consulenti. Pur restando formalmente anglicano, egli operò per una sintesi tra liturgia storica e carismi spirituali, con una visione sacramentale aperta alla manifestazione pneumatica. Il risveglio di Sunderland, quindi, non fu una mera replica europea di Azusa Street, ma un nodo originale nella rete internazionale del pentecostalismo nascente, come confermato dagli studi di Allan Anderson, Cecil M. Robeck e James Robinson. Egli rigettò con decisione il dispensazionalismo darbysta, che risultava incompatibile con l’ecclesiologia anglicana e con la visione unitaria della storia della salvezza.
  4. La religiosità afro-americana e Azusa Street. La spiritualità afro-americana, forgiata in un contesto di oppressione e resistenza, contribuì in modo determinante all’espressività emotiva, alla liturgia orale, al canto spontaneo e alla danza come forme di culto. Essa si manifestò con forza nel risveglio di Azusa Street (1906), sotto la guida del predicatore William J. Seymour. Secondo Allan Anderson ed Estrelda Alexander, tale influsso fu liturgico e spirituale, ma non determinò in modo sostanziale la costruzione dottrinale, che rimase ancorata ai background teologici (riformati o metodisti) dei predicatori bianchi e neri.
  5. Il restaurazionismo carismatico. Molti pentecostali delle origini erano animati da uno spirito restaurazionista, convinti che lo Spirito Santo stesse ripristinando i carismi e le funzioni apostoliche della Chiesa primitiva in vista del ritorno di Cristo. Questa visione, condivisa anche da Cheryl Bridges Johns e Amos Yong, si distingue sia dal dispensazionalismo che dall’ecclesiologia storica. Essa propone una escatologia vissuta, profetica, non sistematizzata, centrata sull’azione pneumatica di Dio nella storia contemporanea.
  6. I segni carismatici: guarigioni, visioni, glossolalia. Le manifestazioni soprannaturali, quali guarigioni divine, visioni, estasi e glossolalia, furono esperienze condivise tanto nei contesti holiness quanto in quelli riformati. Queste non venivano interpretate come prove di perfezione morale, ma come atti sovrani dello Spirito santo per l’edificazione della Chiesa. William W. Menzies ne sottolinea la centralità nel costituire l’identità pentecostale, e Amos Yong ne ha elaborato una teologia pneumatologica che valorizza tali segni come manifestazioni continue della presenza divina. La glossolalia si era affacciata occasionalmente in revival di predicatori come Dwight L. Moody (1837–1899) e aveva avuto un ruolo in determinate fasi storiche di movimenti profetici come gli shakers, i mormoni o la Chiesa Cattolica Apostolica (impropriamente detta “Irvingita”).
  7. Il rifiuto del dispensazionalismo darbysta. Contrariamente a quanto sostenuto da alcune faziose ricostruzioni, è storiograficamente accertato che i pentecostali delle origini non aderirono al sistema dispensazionalista elaborato dal massone esoterista John Nelson Darby, proveniente da una famiglia di spiritisti. Tale schema, oltre a essere cessazionista, separava Israele dalla Chiesa e suddivideva la storia della salvezza in età discontinue. Esso fu recepito solo in una fase successiva da alcuni settori pentecostali, soprattutto attraverso la diffusione della Scofield Reference Bible e il fiume di denaro messo in circolazione dai circuiti sionisti bancari, ma fu rigettato soprattutto da leader come William Durham e da tutto il ramo riformato in cui affondano le radici il primo nucleo pentecostale italiano di Chicago. Le ricerche approfondite di rinomati studiosi come Jonathan Boyd, William Sloos e Allan Anderson hanno confermato che i pentecostali originari prediligevano una visione escatologica continua e pneumatica.
  8. L’ethos anti-denominazionalista. Un’altra componente fondamentale fu il rifiuto delle istituzioni ecclesiastiche storiche. Molti pionieri consideravano le denominazioni come forme di corruzione spirituale, identificandole con la “Babilonia” dell’Apocalisse. Ne derivò un modello ecclesiologico carismatico e fluido, basato su reti di comunità autonome, refrattari a qualsiasi forma organizzativa e prive di gerarchia formale, guidate direttamente dallo Spirito. Questo ethos, documentato da Edith Blumhofer e analizzato da Grant Wacker, costituisce la chiave per comprendere l’organizzazione non centralizzata del movimento.

In sintesi, il pentecostalismo non è il prolungamento lineare di un’unica tradizione teologica come talvolta banalmente e semplicisticamente viene detto, ma il risultato di un’interazione dinamica tra diversi filoni: holiness, riformati, anglicani, afroamericani, restaurazionisti e carismatici. Le sue radici sono plurigeniche, composite e in parte conflittuali. Ogni tentativo di ridurne le origini a un singolo paradigma – come quello proposto da Dayton – risulta del tutto falso e fuorviante. La complessità del pentecostalismo è invece il segno della sua vitalità storica e della sua capacità di reinterpretare in chiave pneumatica le promesse del Vangelo.

Le origini del pentecostalismo

Le origini del pentecostalismo si perdono nella leggenda come vedremo. Quel che è certo, è che risalgono a cinque (5) revival, inizialmente circoscritti a determinate aree geografiche ma in seguito capaci di acquisire un’ampia risonanza internazionale. Li chiameremo “episodi”, perché in ogn’una di queste aree si verificano dei fatti che li contraddistinguono e ognuno di essi si concentra attorno a una figura carismatica. Tali “episodi” sono collegati tra loro e li esporremo in modo cronologico.

  1. Gli episodi di Topeka, nel Kansas, nel 1901, attorno alla figura carismatica di Charles Fox Parham (1873-1929).
  2. Gli episodi di Azusa Street, a Los Angeles, nel 1906, attorno alla figura carismatica di William Joseph Seymour (1870-1922).
  3. Gli episodi di Portland, Oregon, intorno al 1907, attorno alla figura carismatica di Florence Louise Crawford (1872-1936).
  4. Gli episodi di Chicago, dal 1907, attorno alla figura carismatica di William Howard Durham (1873-1912) che poi avranno un’influenza più consistente rispetto ai precedenti, talché la linea di W.H. Durham sarà quella che s’imporrà di più e a cui oggi sono riconducibili le principali denominazioni pentecostali del mondo. Questa è anche la radice a cui è riconducibile il pentecostalismo italiano. E a questa soltanto.
  5. Gli episodi del Galles tra il 1904 e il 1908 attorno alla figura carismatica di William Oliver Hutchinson (1864-1928).

1. Gli episodi di Topeka, nel Kansas (1901)

Charlesparham
Charles F. Parham

Charles Fox Parham (1873-1929), ex pastore metodista successivamente confluito nella vasta «area libera» del movimento holiness, può essere considerato il padre del pentecostalismo moderno. Si tratta tuttavia di una paternità che la storiografia confessionale contemporanea rivendica con evidente disagio, a causa delle numerose ombre che accompagnarono la sua figura: il razzismo apertamente professato, le simpatie per il Ku Klux Klan, i rapporti con la massoneria e le gravi accuse di immoralità che ne compromisero definitivamente la reputazione.

Originario di Muscatine, nell’Iowa, Parham aveva intrapreso, senza completarli, gli studi teologici presso un seminario metodista ed era stato pastore a Eudora, nel Kansas, fino al 1895. In quell’anno aderì alle tesi antidenominazionali diffuse in alcuni settori del movimento holiness, secondo le quali le organizzazioni ecclesiastiche costituivano un ostacolo all’azione dello Spirito e dovevano essere sostituite da comunità cristiane indipendenti, unite soltanto da legami informali.

Nel 1896 sposò Sarah Thistlethwaite (1877-1937), appartenente a una famiglia quacchera nella quale si distingueva anche la sorella Lilian Thistlethwaite (1873-1939), attiva predicatrice. Attraverso questo ambiente Parham entrò in contatto non soltanto con il quaccherismo, ma anche con alcune dottrine provenienti dalle frange più radicali del protestantesimo americano, fra cui il condizionalismo o immortalità condizionata. Secondo tale concezione, dopo la morte l’anima rimarrebbe in uno stato di incoscienza insieme con il corpo; alla seconda venuta di Cristo i giusti risorgerebbero per la vita eterna, mentre gli empi sarebbero definitivamente annientati. La medesima dottrina sarebbe stata sostenuta, con formulazioni differenti, anche dagli avventisti del Settimo Giorno e dai Testimoni di Geova.

Stone's Folly, castle like home built by E.R. Stone.
Bethel Bible College or Bethel Gospel School, Topeka Kansas

L’interesse principale di Parham si concentrò tuttavia sulle guarigioni miracolose. Proprio intorno a questo tema, nel 1900, ebbe inizio una lunga e violenta controversia con John Alexander Dowie. Nello stesso anno Parham, insieme con un piccolo gruppo di seguaci denominato Apostolic Faith, aprì a Topeka una scuola biblica conosciuta come Bethel Bible College o Bethel Gospel School. La scuola fu sistemata in una grande e bizzarra abitazione privata, Stone’s Folly, e riprese alcuni elementi dell’esperienza comunitaria di Frank Sandford a Shiloh, che Parham aveva visitato traendone una profonda impressione.

All’interno della matrice holiness, Parham insegnava il battesimo nello Spirito Santo come terza esperienza successiva alla giustificazione e alla santificazione. Gli studenti dovevano prepararsi mediante la meditazione, lo studio biblico e una preghiera incessante, ricercando un segno esteriore e inequivocabile dell’avvenuta ricezione dello Spirito.

agnes_ozmanSecondo una certa mitologia confessionale divenuta canonica, Agnes N. Ozman (1870-1937), destinata in seguito a svolgere un’attività missionaria indipendente, sarebbe stata la prima allieva della scuola a ricevere il «dono delle lingue» quale prova del battesimo nello Spirito Santo durante la notte fra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901. Questa cronologia, ripetuta per decenni come l’atto di nascita del pentecostalismo moderno, non è tuttavia confermata concordemente dalle fonti. Parham collegò l’episodio alla veglia di Capodanno, mentre Ozman ricordò di avere ricevuto l’imposizione delle mani intorno alle ore 23 del 1° gennaio. L’esperienza deve quindi essere collocata più prudentemente fra la sera del 1° gennaio e le prime ore del 2 gennaio 1901.

La celebre notte di Capodanno appartiene pertanto più alla mitopoiesi pentecostale che alla certezza documentaria. La coincidenza con il passaggio al nuovo secolo forniva al racconto un’architettura simbolica troppo perfetta per non essere sfruttata: il nuovo movimento sembrava nascere esattamente allo scoccare del Novecento, come se una nuova stagione dello Spirito si fosse aperta insieme con il nuovo secolo. La ricostruzione critica deve invece separare il nucleo storico dell’episodio dalla sua successiva elaborazione agiografica.

È inoltre inesatto sostenere, come viene spesso ripetuto, che l’irruzione della glossolalia abbia colto completamente di sorpresa Parham e gli studenti. Nei giorni precedenti essi avevano deliberatamente esaminato il libro degli Atti alla ricerca del segno che dovesse accompagnare il battesimo nello Spirito Santo ed erano giunti alla conclusione che tale segno consistesse nel parlare in altre lingue. L’esperienza di Ozman avvenne dunque all’interno di un orizzonte di attesa già costruito, non come un fenomeno inatteso e privo di precedenti interpretativi.

Ancora più clamoroso fu l’equivoco relativo alla natura delle «lingue». Parham annunciò alla stampa che Agnes Ozman parlava in perfetto cinese e sostenne che fosse persino capace di scrivere in caratteri orientali. Non risulta tuttavia alcuna verifica linguistica indipendente compiuta da persone competenti nella lingua cinese. La glossolalia venne così scambiata per xenoglossia, ossia per la capacità soprannaturale di parlare autentiche lingue straniere mai apprese.

L’equivoco non rimase confinato alle dichiarazioni propagandistiche. Alcuni seguaci di Parham partirono per le missioni convinti di poter predicare a popolazioni asiatiche ed europee nelle lingue miracolosamente ricevute. Il risultato fu fallimentare: gli interlocutori non comprendevano quelle emissioni vocali e i missionari furono costretti a servirsi di interpreti o ad apprendere le lingue locali. La pretesa xenoglossia si rivelò così insostenibile e il movimento pentecostale dovette progressivamente reinterpretare il fenomeno come glossolalia, cioè come linguaggio estatico o carismatico, non identificabile con un idioma umano determinato.

La storia della Bethel Bible School dopo gli avvenimenti del 1901 non fu, del resto, la storia di un successo. L’eco rimase modesta e circoscritta quasi esclusivamente alla stampa locale; l’interpretazione dei fenomeni suscitò contrasti persino all’interno della scuola, che chiuse poco tempo dopo. Agnes Ozman si trasferì a Shiloh, dove rimase per un certo periodo, mentre l’Apostolic Faith di Parham divenne una piccola «banda» itinerante, non molto diversa dalle numerose missioni indipendenti che popolavano il sottobosco del movimento holiness.

Le manifestazioni glossolaliche continuarono occasionalmente, ma il seguito rimase limitato ad alcune comunità rurali del Kansas, dell’Oklahoma e del Missouri. A Keelville, nel Kansas, nel 1904 fu edificata quella che viene generalmente indicata come la prima cappella pentecostale. Nel 1905 Parham decise di estendere la propria attività al Texas e, nel 1906, compì una scelta destinata ad avere conseguenze decisive per la storia del pentecostalismo.

Sebbene non nutrisse idee liberali in materia razziale e ricorresse frequentemente a espressioni apertamente razziste, Parham consentì ad alcuni afroamericani di assistere alle proprie lezioni bibliche a Houston, confidando che potessero, secondo le sue stesse parole, «portare il Vangelo a quelli del loro colore». Fra questi vi fu William Joseph Seymour, che avrebbe trasferito a Los Angeles la dottrina delle lingue come evidenza iniziale del battesimo nello Spirito Santo, dando origine agli episodi di Azusa Street.

Malgrado la successiva mitizzazione operata da parte della storiografia pentecostale, Parham rimane una figura enigmatica e profondamente compromessa. Era razzista, espresse simpatia per il Ku Klux Klan e fu associato ad ambienti massonici. Il 18 luglio 1907 venne arrestato in Texas con l’accusa di sodomia e di violenza carnale nei confronti del ventiduenne J. J. Jourdan, condotte allora perseguite dal codice penale dello Stato. Parham respinse le accuse e non seguì una condanna giudiziaria; la vicenda fu inoltre sfruttata dai suoi numerosi avversari religiosi. Resta tuttavia il fatto storico dell’arresto, seguito dalla liberazione dietro una consistente cauzione, e il danno irreparabile che lo scandalo arrecò al suo ministero. Costretto a lasciare il Texas, Parham fu progressivamente emarginato dalle principali correnti del pentecostalismo che egli stesso aveva contribuito a mettere in moto.

Nel 1907 anche John Graham Lake (1870-1935), uomo d’affari nel settore assicurativo e predicatore di formazione metodista, ricevette l’esperienza pentecostale attraverso il ministero di Parham. Dopo avere abbandonato il mondo delle assicurazioni, nell’aprile del 1908 guidò un gruppo di missionari a Johannesburg, in Sudafrica, da dove contribuì alla diffusione del messaggio pentecostale nell’intera regione australe.

2. Gli episodi di Azusa Street, a Los Angeles (1906)

W.Seymour
William J. Seymour

Tra gli afro-americani che parteciparono alle riunioni di Charles F. Parham vi fu il battista William Joseph Seymour (1870-1922) – che secondo una storia che somiglia più a una leggenda assiste alle lezioni di Parham a Houston, per non turbare le convenzioni sulla segregazione razziale, nascosto dietro una tenda –, invitato da Neeley Terry (1858-1934, una fedele afro-americana della Chiesa del Nazareno, una denominazione holiness, che lo aveva conosciuto a Houston) a predicare a Los Angeles. Egli accetta, benché non abbia ancora ricevuto il “battesimo dello Spirito Santo” e nonostante l’avviso contrario di Parham, che non gli perdonerà mai la disobbedienza del discepolo e più tardi ne descriverà le attività sul suo giornale (“Free Love”, Apostolic Faith, dicembre 1912, p. 4) – con caratteristici accenti razzisti – come “negrismo” ed esempi dell ’“animalismo tipico dei negri”. Dopo la rottura con Seymour (un tentativo di riconciliazione nello stesso anno 1906 a Los Angeles fallisce), Parham dedica le sue energie alla conquista di Zion City, la comunità nell’Illinois fondata da John Alexander Dowie, in una feroce lotta con il successore di quest’ultimo, Wilbur Glenn Voliva (1870-1942). Nel corso di questa lotta gli avversari di Parham insistono sulle accuse di immoralità, che causano il declino del suo gruppo, la Apostolic Faith Church (da non confondere con la Apostolic Faith Mission, nome che prenderà invece il movimento di Seymour), che – con un ridotto numero di aderenti – esiste peraltro ancora oggi. A partire dagli anni 1910 – e fino alla sua morte, avvenuta nel 1929 – Parham rimane una figura minore nella storia del pentecostalismo, di cui era stato per molti versi l’iniziatore.

Seymour e Parham potevano essere in dissenso su molti argomenti, ma erano d’accordo sul fatto che il dono delle lingue costituisse la prova iniziale e infallibile del fatto che il fedele aveva ricevuto il battesimo dello Spirito Santo. Contro questa dottrina si era invece andata organizzando la reazione di un’ampia parte del mondo holiness. Nel viaggio da Houston a Los Angeles, Seymour si ferma a Denver dove cerca di entrare in contatto con una denominazione holiness chiamata “Pillar of Fire” e guidata dalla celebre predicatrice Alma White (1867-1946). Contraria alla glossolalia, quest’ultima definisce Seymour “un fachiro e un vagabondo” (A. White, Demons and Tongues, Pillar of Fire Publications, Zarepath [New Jersey] 1919, pp. 68-69). Anche a Los Angeles Seymour cerca senza successo di farsi accogliere come predicatore in varie cappelle del movimento holiness. Finalmente – dopo avere radunato i suoi sostenitori in una casa privata di Bonnie Brae Street – Seymour rimette in ordine una chiesa abbandonata al numero 312 di Azusa Street. Questo edificio – che oggi non esiste più – è considerato da molti come la “chiesa madre” del pentecostalismo. Già prima di trasferirsi in Azusa Street, Seymour e diversi suoi seguaci avevano finalmente sperimentato la glossolalia. Si tratta di una novità per Los Angeles, che è notata dalla stampa locale. Il Los Angeles Times in un articolo del 18 aprile 1906 che diventerà famoso parla di “una nuova setta di fanatici” e di una “selvaggia Babele di lingue”.026_la_times

La reazione della stampa tende a mettere in ridicolo la glossolalia, e Parham – venuto a ispezionare Azusa Street di persona – definisce i fenomeni “non glossolalia autentica” (e tanto meno xenoglossia, come anche Seymour credeva), ma “rumori inarticolati tipici dei negri del Sud” (“Editorial”, Apostolic Faith, ottobre 1912, p. 6). Nonostante questo – e, per la verità, più lentamente di quanto certe visioni romantiche delle origini pentecostali lascino intendere – migliaia di persone da tutti gli Stati Uniti e il Canada (alcuni perfino dall’Europa) prendono la strada di Azusa Street per vedere di persona che cosa succede. È ad Azusa Street che la glossolalia come prova iniziale del battesimo dello Spirito Santo si fonde con l’oralità tipica della cultura afro-americana, con disgusto di Parham ma con risultati che ad altri appaiono affascinanti. La predicazione insiste sui temi del premillenarismo, e il fatto che poco dopo l’inizio delle attività di Seymour ad Azusa Street la California sia scossa dal terremoto di San Francisco sembra a molti un segno che i tempi apocalittici siano davvero cominciati. Secondo alcuni storici il premillenarismo e l’annuncio dell’imminente fine del mondo sono, in questi anni, perfino più importanti della glossolalia nella predicazione del pentecostalismo nascente.

F_AzusaNegli anni che vanno dal 1906 al 1909 frequentano Azusa Street quasi tutti i leader delle denominazioni holiness del protestantesimo e molti predicatori holiness indipendenti che rifiutano di aderire alle denominazioni.

Tra questi ricordiamo: Gaston Barnabas Cashwell della Carolina del Nord del movimento di santità arminiano, Charles Harrison Mason di Memphis nel Tennessee, due immigrati battisti svedesi, Daniel Berg e Gunnar Vingren, di South Bend nell’Indiana (vicino a Chicago) che più tardi fonderanno le “Assemblee di Dio in Brasile”, e altri due predicatori entrambi di Chicago. Stiamo parlando di Willis C. Hoover, missionario metodista in Cile, e William H. Durham. Quest’ultimo dopo aver fatto l’esperienza delle lingue ad Azusa Street nel 1907, egli fece ritorno a Chicago dove introdusse migliaia di persone del Mid-West e del Canada nel movimento pentecostale. La sua teologia della santificazione graduale e progressiva basata sull’“opera compiuta da Cristo”, formulata nel 1910, portò alla formazione delle Assemblee di Dio nel 1914. Dal momento che molti pastori bianchi erano stati in precedenza membri della chiesa guidata da Mason, la fondazione delle Assemblee di Dio fu anche in parte una separazione razziale. Col tempo, le Assemblee di Dio sarebbero diventate la più grande denominazione pentecostale del mondo: nel 1993 contava più di due milioni di membri negli USA e circa 25 milioni in 150 nazioni del mondo.

In seguito a questo lungo pellegrinaggio verso Azusa Street il movimento holiness si spacca. Alcune denominazioni holiness come la Pentecostal Holiness Church, la Church of God con sede a Cleveland (Tennessee) e la Church of God in Christ, guidata da Charles Mason con un seguito di migliaia di fedeli fra gli afro-americani, dopo l’esperienza di Azusa Street passano senz’altro al pentecostalismo, trasformandosi in denominazioni pentecostali (non senza subire scismi da parte di minoranze che rifiutano la glossolalia). Altri gruppi come la Chiesa del Nazareno, l’Esercito della Salvezza e la Chiesa di Dio con sede ad Anderson, nell’Indiana (da non confondersi con quella dello stesso nome con sede a Cleveland, nel Tennessee) rifiutano invece la glossolalia, quando non la considerano – come Alma White – semplicemente opera del diavolo.

3. Gli episodi di Portland, Oregon (intorno al 1907)

Florence L. Crawford (1872-1936)

Quando la missione di Azusa Street diede inizio alla pubblicazione del giornale The Apostolic Faith, William J. Seymour nominò la signora Florence Louise Crawford (1872-1936) direttrice nazionale della costa del Pacifico, dove avrebbe aiutato altre missioni e chiese a unirsi al movimento. Così verso la fine del 1907 la signora Florence L. Crawford si trasferisce a Portland da dove per un po’ avrebbe contiunato a diffondere la rivista “The Apostolic Faith” fino alla rottura definitiva che si consumerà nel 1911, quando Florence Crawford diede inizio a un’opera indipendente con il nome molto simile a quello della missione di Seymour: “Apostolic Faith Church” (“church” invece che “mission”). Secondo Florence Crawford, la separazione si era resa necessaria perché Seymour aveva abbandonato la posizione “wesleyana” secondo cui la santificazione era una seconda opera di grazia dopo la conversione ma le vere ragioni furono altre. Il declino della missione di Seymuor e l’ascesa della missione di Crawford acquisì ulteriore influenza quando Clara Lum, direttrice del giornale The Apostolic Faith e segretaria personale di W. J. Seymour – con cui si vociferò vi fosse stato un flirt -, lascia la missione di Azusa Street perché non condivide che W. J. Seymuor si sposi con Jennie Evans Moore. A quel punto, a metà del 1908, Clara Lum decide di unirsi a Florence L. Crawford. Così lascia Los Angeles per trasferisi nella missione di Portland, ma porterà con sé tutta la mailing list dei sostenitori della Missione di Azusa Street che ricevevano regolarmente il giornale. Questo increscioso fatto creerà un danno economico enorme al ministero di Seymour che vedrà le sue finanze migrare verso la signora Florence L. Crawford e segnerà il declino della missione di Azusa Street e l’ascesa di quella di Portland. Successivamente, nel 1912, Florence L. Crawford divorzierà dal suo secondo marito.

4. Gli episodi di Chicago (dal 1907)

Con il declino della leadership di William J. Seymour, Azusa Street si rivelerà un “fuoco di paglia”, e così rimane confinata a una piccola comunità afro-americana. Infatti intorno al 1910 ci sono già negli Stati Uniti e in Canada diverse decine di migliaia di pentecostali, che non riconoscono come leader né Parham e né Seymour. E qui entra in scena un altro personaggio che avrà invece un’ampia risonanza internazionale.

William H. Durham (1873-1912), pastore battista riformato che portò il messaggio pentecostale ai pionieri pentecostali italiani L. Francescon, G. Lombardi, P. Ottolini, ecc.

Tra i visitatori di Azusa Street vi è anche William Howard Durham (1873-1912) formatosi in una chiesa battista riformata e che presto sarebbe diventato l’uomo di punta del pentecostalismo mondiale. William H. Durham che nel frattempo aveva lasciato la chiesa battista e nel 1901 aveva fondato a Chicago la North Avenue Full Gospel Mission, una comunità simpatizzante del Movimento di Keswick. Quando il messaggio pentecostale di Azusa Street, Los Angeles, raggiunse Chicago nel gennaio del 1907, rimase scosso che uno dei suoi più stimati collaboratori – l’Anziano J.C. Sinclair -, fosse stato battezzato nello Spirito Santo con il segno del parlare in altre lingue. Durham non dubitò mai che quella fosse opera di Dio, ma nutriva delle perplessità sul fenomeno glossolalico per cui decise di verificare personalmente andando a visitare la missione di Azusa. L’8 Febbraio del 1907 giunse alla missione di Azusa Street e il 26 Febbraio fece anch’egli l’esperienza del parlare in altre lingue. Rientrato a Chicago, la sua missione nella North Avenue divenne da subito – grazie anche alla pubblicazione del periodico The Pentecostal Testimony -, il principale centro di diffusione del risveglio pentecostale, in particolare nel Midwest e tra le minoranze etniche, finendo per superare per dimensioni e influenza quello di Azusa Street e di tutti gli altri.

William H. Durham, che era cresciuto in una tradizione riformata, trovò difficile accettare la dottrina wesleyana di un processo di salvezza in tre fasi e fu assertore autorevole dell’Opera Perfetta e Completa del Calvario (detta Finished Work) che ripudiava la santificazione come seconda opera della Grazia, nel senso che l’opera che Gesù Cristo compì sul Calvario è perfetta e completa assicurando la possibilità della rigenerazione e della santificazione, mentre il battesimo nello Spirito Santo con il segno del parlare in altre lingue è susseguente. Rapidamente Durham acquisì sostenitori tra i pentecostali di provenienza riformata, battista e dell’Alleanza cristiana e missionaria e di molti missionari all’estero, ma entrò in conflitto con i predicatori pentecostali più anziani, come William Seymour, Charles Parham e Florence L. Crawford.

William Howard Durham

Luigi Francescon in una foto del 1920

William H. Durham è senz’altro il personaggio più influente dell’intero pentecostalismo. Egli era un predicatore di eccezionale oratoria che spiccava anche per la sua preparazione teologica. Egli riveste un ruolo fondamentale nella storia del pentecostalismo mondiale e, in particolare, quello italiano perché alla North Avenue Mission, giungeranno gli italiani Luigi Francescon (1866-1964) il primo italiano battezzato nello Spirito Santo, Rosina Francescon, Dora De Cicco, Giovanni Garrou, Pietro ed Emma Ottolini e altri che saranno i pionieri del pentecostalismo italiano e di cui parleremo nel capitolo successivo. Va detto, però, che in Italia vi erano già persone che avevano fatto l’esperienza pentecostale, come emerge dall’articolo a firma di F. Chinnici.

Il carisma e gli insegnamenti di William H. Durham influenzeranno un’intera generazione di leader che porteranno il messaggio pentecostale in tutto il mondo. Oltre agli italiani, già citati, che porteranno il messaggio pentecostale in Italia ma anche agli italiani in Nord America, Argentina e Brasile, tra i tanti che meritano una citazione troviamo: F.A. Sandgren, pioniere tra gli scandinavi nel Midwest e uno di loro, Daniel Berg, fonderà le “Assemblee di Dio” in Brasile, Andrew Urshan, pioniere del pentecostalismo persiano e assiro, Andrew H. Argue in Canada, Eudorus N. Bell, che diventerà il primo presidente delle Assemblies of God of USA, Aimee Semple McPherson e John C. Sinclair che fonderanno le loro rispettive denominazioni che esistono ancora oggi fino a Frank Ewart e Howard A. Goss che diventeranno i fondatori del così detto pentecostalismo unitariano. W. H. Durham morirà, a causa di una polmonite, a Los Angeles nel 1912.

La paradossale metamorfosi:

dall’anti-denominazionalismo al –> network e poi al –> denominazionalismo

William H. Durham era un convinto congregazionalista e fu sempre contrario alla creazione di qualsiasi forma di denominazione organizzata in quanto – come dichiarò esplicitamente -, essa rappresenta: “il più grande ostacolo all’avanzamento della causa di Gesù Cristo” (“The Church”, Pentecostal Testimony, anno 2, n. 1, s.d., p. 14).

Tuttavia, più tardi, quando il risveglio pentecostale crebbe, W. Durham malgrado continuasse ad essere contro ogni forma di roganizzazione, si vide costretto ad accettare una seppur lieve forma di network pentecostale e limitatamente per ragioni amministrative. Egli si oppose sempre e comunque tenacemente a qualsiasi tentativo di trasformare il risveglio pentecostale in una denominazione.

Per una incredibile e paradossalmente “coincidenza” le principali denominazioni pentecostali oggi esistenti, affondano le loro radici proprio nell’opera di W. Durham. In realtà – se si eccettua la parte (minoritaria) costituita dai fedeli delle denominazioni holiness che si erano semplicemente trasformate in denominazioni pentecostali –, nella grande maggioranza coloro che vedono nella glossolalia la prova del battesimo dello Spirito Santo non intendono riconoscere alcun leader né alcuna organizzazione. Essi insistono nella critica contro qualunque forma di denominazionalismo. Infatti, inizialmente si costituiscono in vari network i cui partecipanti sono uniti dalla glossolalia intesa come “pioggia dell’ultima stagione” (Gioele 2:23; Giacomo 5:7) prima del ritorno di Cristo in contrapposizione all’escatologia darbysta, che attende il ritorno di Cristo da un momento all’altro, e su un gran numero di altri punti. Ciascun gruppo locale ha le proprie dottrine distintive. I temi teologici sono i più vari, da uno stretto fondamentalismo (proclamato nonostante i fondamentalisti condannino la glossolalia come diabolica) a teorie diffuse piuttosto nella corrente avventista o nei movimenti profetico-messianici come il condizionalismo o l’anglo-israelismo (la dottrina secondo cui i popoli anglo-sassoni sono di origine ebraica e costituiscono gli eredi legittimi del regno di Israele), entrambi predicati da C. Parham. Eppure, nel corso degli anni si trasformeranno, paradossalmente, in organizzazioni religiose economicamente potenti e politicamente influenti. Tra le principali denominazioni pentecostali riconducibili a W. Durham troviamo: (giusto per citarne alcune)

  • Il pentecostalismo in Italia (tramite L. Francescon vd. articoli correlati alla fine)
  • Assemblies of God of USA;
  • International Church of the Foursquare Gospel;
  • Open Bible Standard Churches;
  • New Testament Christian Churches of America, Inc.;
  • The Scandinavian-American Fellowship of Christian Assemblies e le Independent Assemblies of God, International;
  • The Italian-American International Fellowship of Christian Assemblies (tramite L. Francescon);
  • Congregação Cristã no Brasil (tramite L. Francescon);
  • The Assembleias de Deus of Brazil;
  • Pentecostal Church of God;
  • The Pentecostal Assemblies of Canada;
  • The Oneness United Pentecostal Church;
  • E molte chiese pentecostali indipendenti, principalmente nel Nod-Est degli Stati Uniti.

L’organizzazione è il più grande ostacolo all’avanzamento della causa di Gesù Cristo
(William H. Durham in “The Church”, Pentecostal Testimony, anno 2, n. 1, s.d., p. 14).

5. Gli episodi del Galles (tra il 1904 e il 1908)

Alla fine del XIX secolo, viveva in Galles un normalissimo giovane, minatore gallese che si chiamava Evan John Roberts (1878-1951). Suo padre si era infortunato quando lui aveva 12 anni per cui aveva iniziato ad andare in miniera per aiutare la famiglia. Evan non era una persona di grandi talenti, non eccelleva in intelligenza e nemmeno nell’oratoria, ma aveva una particolare predisposizione per le cose religiose. Quando era un ventenne mentre i suoi coetanei preferivano dedicarsi ai piaceri giovanili, egli preferiva le riunioni di preghiera. Egli passava ore a pregare e predicare, da solo, nella sua stanza, al punto che la signora che gli affittava la camera cominciò a temere che non fosse sano di mente o che fosse posseduto da demòni. E così gli diede lo sfratto.

Gruppo di minatori del Galles. Evan J. Roberts dagli 11 ai 23 anni lavorò
nelle miniere di carbone con suo padre. Un rapporto documenta che una volta si verificò un’esplosione mentre Evan assisteva suo padre nella miniera, a seguito della quale si bruciò la Bibbia che leggeva.
Evan Roberts a 26 anni, nel 1904

Il 15 settembre del 1902, Evan Roberts lasciò la miniera a Loughor e cominciò un apprendistato come fabbro a Pontardulais, Glamorgan. Il motivo del suo trasferimento fu perché ardiva predicare il vangelo ma rifuggiva l’idea di essere pagato per questo. Così decise di avere un proprio lavoro che gli consentisse di viaggiare predicando. A gennaio del 1904 cominciò a predicare presso le chiese Metodiste Calviniste del Distretto di Swansea, nel Galles del Sud, e a settembre dello stesso anno si iscrisse alla Scuola di Grammatica, Newcastle Emlyn, Cardiganshire, per prepararsi ad affrontare l’esame d’ingresso per accedere al Collegio Biblico di Trevecca, Talgarth, Brecon, associato al grande personaggio gallese del Risveglio del 1735, il Rev. Howell Harris, che aveva fondato la chiesa Metodista Calvinista Gallese. Qui, egli venne a contatto con l’Evangelista Seth Joshua, del “Forward Movement” (fondato nel 1872 come braccio evangelistico della Chiesa Presbiteriana calvinista Gallese) che stava sperimentando un certo risveglio nelle sue riunioni.

Il “Western Mail”, quotidiano locale, ha incaricato vari giornalisti di documentare le giornate di risveglio che furono testimoni oculari. Il principale giornalista era il sign. T. Davies, pseudonimo “Awstin”.

E. Roberts fu talmente scosso da questo ministero che lasciò gli studi per dedicarsi alla predicazione itinerante senza alcuna struttura gerarchica che lo sostenesse. Migliaia di persone di diverse denominazioni protestanti furono coinvolte in lunghe riunioni caratterizzate, secondo osservatori americani e francesi, da una “evidente spontaneità e disordine”.  Nello spazio di pochi mesi, circa 100.000 persone si sarebbero convertiti. Tuttavia, E.J. Roberts (1878-1951) rifiuterà di aderire al pentecostalismo e rigetterà il parlare in altre lingue.

 

Incontro all’aperto nel Galles del Nord. Si può notare la data dell’evento indicata nella cartolina e la località Anglesey il 4 luglio 1905 a poco più di 80 miglia a ovest di Liverpool.
William Oliver Hutchinson (1864-1928)

Esponenti del revival gallese visitando gli Stati Uniti prenderanno conoscenza diretta del pentecostalismo americano, assorbendone alcuni temi caratteristici pur mantenendo un’identità distinta che consisteva principalmente nel “governo spirituale” dei cinque ministeri di Efesini 4:11, ossia apostoli, profeti, evangelisti, pastori e dottori, intesi, però, originariamente per le singole comunità locali essendo diffuso anche qui l’antidenominazionalismo e il congregazionalismo. Da questa componente del risveglio, per così dire “europea”, emergeranno poi le “Chiese Apostoliche” pentecostali grazie all’opera di William Oliver Hutchinson (1864-1928) e dei fratelli Daniel Powell Williams (1882-1947) e William Jones Williams (1891-1945).

William Oliver Hutchinson dopo essere venuto a contatto con il risveglio del Galles, è incuriositò dalle notizie che giungono in merito al risveglio pentecostale, e così accetta l’invito a recarsi a Sunderland per partecipare a una Conferenza Pentecostale Internazionale. In quella occasione egli ricevette il dono dello Spirito Santo con il parlare in altre lingue e fonderà la Apostolic Faith Church a Bournemouth nel 1908. Il nome è simile all’organizzazione di Parham, ma non ci sono relazioni dirette.

I fratelli Williams (Daniel Powell e William Jones) che si erano convertiti a Natale del 1904 durante il risveglio del Galles con il ministero di E. Roberts, faranno l’esperienza pentecostale della glossolalia nell’agosto del 1909, mentre sono in vacanza ad Aberaeron con degli amici. A seguito di questa esperienza lasceranno la chiesa battista in cui si trovano portandosi con loro molti membri con cui fonderanno una chiesa indipendente che si unirà alla “Apostolic Faith Church” di W.O. Hutchinson. Anche lì, però, la luna di miele durerà poco. Sorgeranno varie divergenze sia a carattere dottrinale (sull’autonomia delle chiese locali e l’organizzazione della chiesa), sia etiche (a chi bisognava rendere conto del proprio ministero) che finanziarie (le intestazioni delle proprietà acquistate). Tali divergenze che si protrassero per diverso tempo, culminarono con un’ulteriore divisione nel 1916 dove ancora i fratelli Williams (Daniel e William) – il primo Apostolo e il secondo Profeta -, riusciranno a trascinarsi gran parte delle chiese con loro per dare vita a una vera e propria denominazione verticistica con un sistema episcopale e non più congregazionalista che assumerà il nome di “Apostolic Church”(Chiesa Apostolica) formata inizialmente da 19 chiese locali situate tutte nel Galles, ma non più autonome com’erano prima perché nel frattempo avevano lasciato la visione congregazionalista e avevano adottata quella espicopale piramidale. Fonderanno subito una rivista che servirà a coordinare le chiese locali che chiameranno Riches of Grace (Ricchezze di Grazia) e nell’agosto dello stesso anno terranno la prima conferenza annuale a Penygroes, nel Carmarthenshire, nel Galles. Convegno, che si tiene tuttoggi.

Daniel Powell Williams (1882-1947)

Insomma, i fratelli Williams (Daniel e William), nel creare una vera e propria organizzazione con un’organizzazione episcopale e non più congregazionalista anche i cinque ministeri di Efesini 4:11 – com’era inevitabile – si trasformeranno in una gerarchia nazionale. Da questa denominazione più tardi ha origine la “Chiesa Apostolica in Italia” nel 1928 grazie ai contatti con Alfredo Del Rosso (1890-1985), un pastore battista riformato e calvinista di Civitavecchia (Roma) che però successivamente abbandonerà il pentecostalismo per dare vita alla “Chiesa del Nazareno” in Italia.

Una menzione a parte meritano pure due figure indipendenti come Frank Bartleman (1871-1936) e Thomas Ball Barratt (1862-1940). F. Bartleman partecipò agli incontri di preghiera guidati da William J. Seymour ad Azusa Street, Los Angeles, dal 1906 al 1908, mettendone per iscritto le cronache. Fu un predicatore itinerante e svolse un lavoro missionario a Chicago, durante il quale ne approfittò per frequentare il Moody Bible Institue, e in Cina dal 1908 al 1916. Egli scrisse sei libri, quattro opiscoli e oltre 150 articoli per riviste pentecostali. TB Barratt invece non visitò Azusa Street perché non aveva i soldi per il viaggio (vi si recherà molti anni dopo) però vi scrisse una lettera e la risposta – egli dirà -, gli cambiò la vita. TB Brratti era norvegese di origine inglese, ed è considerato il fondatore del pentecostalismo in Norvegia e avrà un ruolo decisivo per la diffusione del pentecostalismo in Europa.

 

Articoli correlati

 

© A cura della redazione di StoriaPentecostale.orgLogo-storiapentecostale

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi