Evangelismo e cospirazione

Il contributo della Dott.ssa Patrizia Nicandro al progetto CONSPIRE

Nel panorama degli studi contemporanei sulle religioni, sulle forme della radicalizzazione e sulle narrazioni cospirative, il contributo della Dott.ssa Patrizia Nicandro al progetto europeo CONSPIRE – CONSPIracism and RAdicalisation Risks in Europe assume un valore particolare, perché colloca il tema del complottismo non sul terreno della caricatura mediatica, ma dentro la più severa trama della storia religiosa, dell’organizzazione istituzionale e della memoria collettiva. Il progetto, promosso dall’Università di Torino nell’ambito Erasmus+, nasce per formare gli studenti di Scienze Sociali alla comprensione critica dei rischi connessi alle teorie del complotto, alla radicalizzazione e al complottismo sanitario, favorendo al tempo stesso pensiero critico e cittadinanza attiva.

Il titolo dell’intervento, “Evangelicalism and Conspiracy”, potrebbe prestarsi a fraintendimenti, se non fosse immediatamente chiarito dalla stessa impostazione della relatrice. La Dott.ssa Nicandro non stabilisce alcun nesso automatico, necessario o ontologico tra fede evangelica e pensiero cospirativo. Al contrario, il suo ragionamento si muove in una direzione più fine e storicamente più esigente: mostrare come alcuni movimenti religiosi, nati in forma semplice, carismatica e comunitaria, possano progressivamente trasformarsi in strutture più articolate, dotate di regole, leadership, apparati, relazioni istituzionali e sistemi di autoconservazione. È precisamente in questa metamorfosi, quando la memoria delle origini viene filtrata, selezionata o resa opaca, che possono sorgere fraintendimenti, sospetti e letture alternative della storia.

Il caso del pentecostalismo italiano, principale campo di ricerca della Dott.ssa Nicandro, viene così assunto come laboratorio storico. Il movimento nasce negli Stati Uniti agli inizi del Novecento, in ambito protestante, e giunge in Italia attraverso l’esperienza di emigrati italiani a Chicago. Le prime comunità erano segnate da una forte spontaneità carismatica, da culti informali, da partecipazione attiva e da una forma congregazionalista che trovava sintesi nel motto: «Né gerarchia, né anarchia». In quella formula era racchiusa una tensione originaria: rifiutare tanto il dominio clericale quanto il disordine spirituale, custodendo una semplicità evangelica nutrita dall’esperienza comunitaria.

La persecuzione fascista, tuttavia, mutò radicalmente il quadro. Le chiese pentecostali furono colpite, compresse, costrette a difendere la propria libertà religiosa. Nel secondo dopoguerra, molte comunità italiane si affiliarono alle Assemblies of God, ottenendo un riconoscimento giuridico e inserendosi in una più vasta architettura evangelica internazionale. Questo passaggio non fu meramente amministrativo: segnò la transizione da un assetto congregazionalista a una forma di governo centralizzata, ancora oggi decisiva nella configurazione delle Assemblee di Dio in Italia.

È in tale snodo che compaiono due figure centrali e controverse: Frank Bruno Gigliotti e Henry H. Ness. Il primo, pastore presbiteriano, è presentato nel contributo come personaggio implicato in ambienti massonici, nella ricostruzione della massoneria italiana del dopoguerra, in reti anticomuniste e in rapporti con l’intelligence statunitense. Il secondo, Henry H. Ness, pastore pentecostale legato alle Assemblies of God, appare come figura inserita in reti cristiane internazionali impegnate anche sul fronte politico e anticomunista. Al di là di ogni semplificazione scandalistica, il punto storiografico è essenziale: la memoria religiosa non può limitarsi all’agiografia dei benefattori. Deve interrogare i documenti, i contesti, le reti di relazione, le finalità politiche, le convergenze istituzionali e le zone d’ombra che accompagnarono determinate transizioni.

Qui emerge il cuore del discorso. Le narrazioni cospirative non nascono sempre dal nulla. Talvolta germinano là dove le istituzioni custodiscono male la propria storia; là dove domande legittime vengono liquidate come minacce; là dove la complessità viene sostituita da racconti edificanti, lineari, impermeabili alla verifica. Una comunità religiosa che non rende conto delle proprie trasformazioni interne, dei propri rapporti con il potere, dei propri passaggi organizzativi e delle proprie ferite produce inevitabilmente un vuoto ermeneutico. E ogni vuoto, nella storia, viene prima o poi riempito: dalla ricerca, se vi è libertà; dal sospetto, se vi è chiusura.

Il secondo asse del contributo riguarda la formazione dei leader religiosi. La Dott.ssa Nicandro richiama la necessità di un sapere più ampio, capace di coniugare teologia, storia, psicologia, sociologia, diritto, pedagogia e analisi delle istituzioni. Il riferimento all’epistemologia della complessità è decisivo: una chiesa non è soltanto un luogo di culto, né soltanto una comunità spirituale. È anche un sistema relazionale, simbolico, educativo, economico e giuridico. Quando una leadership viene formata quasi esclusivamente sul piano devozionale, senza strumenti adeguati per comprendere dinamiche di potere, manipolazione, dipendenza, trauma comunitario e memoria istituzionale, il rischio non è solo culturale; è pastorale, umano, spirituale.

Da questa prospettiva, il pensiero critico non appare come un nemico della fede, ma come una delle condizioni della sua maturità. Una comunità sana non teme le domande; teme, semmai, l’ignoranza elevata a sistema. Non demonizza il dissenso; lo discerne. Non identifica ogni inquietudine con la ribellione; ascolta, verifica, documenta. Là dove invece il credente che domanda viene isolato, deriso o moralmente squalificato, la comunità smette di essere spazio di edificazione e rischia di diventare apparato di difesa identitaria.

Il contributo affronta infine il nodo degli abusi religiosi e della mancanza di spazi di tutela. Viene ricordato come, in Italia, permangano forti resistenze nel riconoscere le ferite prodotte da dinamiche settarie, da ingerenze nella vita privata, da pressioni economiche, da controllo delle relazioni familiari e da marginalizzazione di chi solleva dubbi sulle gerarchie o sulla gestione interna delle comunità. In tale contesto, l’assenza di ascolto e trasparenza non spegne il complottismo: lo nutre. Non protegge l’istituzione: la espone. Non custodisce la fede: la impoverisce.

Il valore storico dell’intervento della Dott.ssa Nicandro sta dunque nella sua sobrietà metodologica. Non confonde la critica con l’accusa indiscriminata, né la ricerca con la demolizione. Propone piuttosto una via più esigente: riportare la storia pentecostale italiana dentro il perimetro della documentazione, dell’analisi interdisciplinare e della responsabilità pubblica. Perché una memoria religiosa che rifiuta l’esame critico diventa facilmente mito istituzionale; e un mito istituzionale, quando pretende obbedienza senza trasparenza, prepara il terreno alla diffidenza che dice di voler combattere.

Studiare la storia del pentecostalismo italiano, anche nei suoi passaggi più scomodi, non significa ferire la fede. Significa liberarla dalle incrostazioni dell’opacità. Significa restituire dignità ai credenti, voce alle vittime, complessità agli eventi e verità alla memoria. In fondo, ogni comunità che ama davvero la luce non dovrebbe temere la storia: dovrebbe temere soltanto il buio che nasce quando la storia viene nascosta.

Nota storiografica

Henry H. Ness e Frank B. Gigliotti furono, a tutti gli effetti, figure fondative del denominazionalismo pentecostale italiano e, in modo specifico, delle Assemblee di Dio in Italia. Va tuttavia precisato che tale fondazione riguarda il piano giuridico, organizzativo e denominazionale del movimento, non le sue origini spirituali e carismatiche, anteriori a questa fase. Nel contributo al progetto CONSPIRE, la Dott.ssa Patrizia Nicandro si è attenuta esclusivamente alla documentazione pubblicata e verificabile nel proprio volume, senza richiamare materiali ulteriori non ancora resi disponibili alla consultazione.

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