Agosto 2017
© di Filippo Chinnici
Una testimonianza contemporanea agli avvenimenti, pubblicata nel luglio del 1908 dalla rivista britannica Confidence, restituisce alla storia Maria Guglielmina Malan, evangelica valdese residente a Torre Pellice. La sua vicenda documenta una direttrice europea delle origini pentecostali italiane cronologicamente anteriore e indipendente dalla missione proveniente dalla comunità italiana di Chicago.

La storiografia sul pentecostalismo italiano ha generalmente ricondotto l’introduzione del movimento nella penisola alla predicazione di Luigi Francescon, Giacomo Lombardi, Pietro Ottolini e Lucia Menna, provenienti dalla comunità italiana sorta a Chicago nel 1907. Questa ricostruzione individua correttamente la linea missionaria destinata a produrre gli sviluppi comunitari e organizzativi più duraturi, ma non esaurisce il quadro delle origini.
Prima che i pionieri italo-americani consolidassero la loro opera in Italia, il messaggio pentecostale aveva già raggiunto la penisola attraverso una diversa rete transnazionale: quella formatasi attorno alla parrocchia anglicana di All Saints’, a Monkwearmouth, Sunderland, nell’Inghilterra nordorientale.
La documentazione oggi disponibile consente di individuare in Maria Guglielmina Malan, valdese residente a Torre Pellice, la prima italiana dimorante nella penisola della quale una fonte coeva attesti nominativamente un’esperienza pentecostale accompagnata dalla glossolalia.
La formula «finora documentata» mantiene volutamente un significato metodologico. Non pretende di escludere in assoluto l’esistenza di esperienze anteriori, ma indica che, allo stato attuale delle fonti conosciute, nessun’altra attestazione nominativa relativa a un’italiana residente in Italia risulta precedente.
Non si tratta, dunque, di una semplice curiosità biografica. La vicenda di Malan obbliga a superare una rappresentazione monocausale delle origini e mostra che il pentecostalismo italiano non discese da un’unica corrente missionaria. Accanto alla direttrice italo-americana di Chicago operò, fin dai primi mesi del 1908, una direttrice europea fondata sulla stampa religiosa, sulla corrispondenza privata, sulle conferenze internazionali e sulla mobilità individuale dei credenti.
Chicago e Sunderland: due direttrici delle origini
15 settembre 1907, definito «giorno di sacra memoria», è considerata data simbolo dell’inizio ufficiale del pentecostalimo italiano con l’effusione del battesimo nello Spirito Santo nel primo consistente nucleo italiano di Chicago. Nel numero del 30 giugno 1908, la rivista Confidence riferiva che circa cento italiani, in gran parte provenienti dal cattolicesimo romano, avevano ricevuto la loro «Pentecoste» nella missione di 943 West North Avenue e che alcuni si preparavano a tornare in Italia per annunciare «la bontà di un Vangelo pieno». La notizia era stata trasmessa da John C. Singleton, residente al 778 North Artesian Avenue.
Anche The Apostolic Faith del maggio 1908 riferiva che alcuni italiani erano entrati nel movimento a Chicago e che due di loro erano già tornati in Italia per predicare. Le fonti attestano dunque una precoce attività missionaria proveniente dagli Stati Uniti, ma non documentano alcun contatto personale tra Maria Guglielmina Malan e quella rete.
Il suo itinerario appartiene infatti a una linea differente: valdese per ambiente religioso, europea per modalità di circolazione e legata direttamente al centro pentecostale di Sunderland.
Da Chicago il movimento pentecostale si sarebbe successivamente esteso all’Italia, al Brasile e all’Argentina, dando vita a comunità, ministri, reti familiari e strutture ecclesiali. Mentre però prendeva forma questo pentecostalismo italiano dell’emigrazione, il nuovo messaggio aveva già raggiunto una credente residente in Italia attraverso un differente circuito indipendente.
La seconda direttrice aveva il proprio centro a Sunderland, presso la parrocchia anglicana di All Saints’, guidata da Alexander Alfred Boddy. Dopo avere conosciuto personalmente il risveglio pentecostale promosso in Norvegia da Thomas Ball Barratt, Boddy trasformò Sunderland in uno dei principali nodi di collegamento del primo pentecostalismo europeo.
La peculiarità di Sunderland risiedeva nella sua natura interconfessionale. Vi convergevano anglicani, metodisti, battisti, presbiteriani e credenti appartenenti a missioni indipendenti. Nella sua fase iniziale il pentecostalismo non si presentava ancora come una denominazione distinta, ma come un’esperienza di rinnovamento destinata, nelle intenzioni dei suoi promotori, ad attraversare le Chiese esistenti senza crearne un’altra.
La stampa pentecostale aveva già raggiunto l’Italia
Il primo numero di Confidence, pubblicato nell’aprile del 1908, descrive Sunderland come un centro internazionale di corrispondenza e distribuzione gratuita della letteratura pentecostale. La rivista riferiva che decine di migliaia di testimonianze, opuscoli e altre pubblicazioni erano state richieste e inviate in numerosi paesi, fra i quali l’Italia. Due segretarie lavoravano quotidianamente alla redazione delle lettere e alla spedizione del materiale.
Il dato non dimostra che nell’aprile del 1908 esistessero già comunità pentecostali organizzate nella penisola. Dimostra però che notizie, testimonianze e testi relativi al nuovo movimento circolavano in Italia prima che l’opera dei missionari provenienti da Chicago producesse insediamenti riconoscibili.
La penetrazione del pentecostalismo, dunque, non cominciò soltanto con lo spostamento fisico dei predicatori. Fu preceduta e preparata da una rete comunicativa transnazionale nella quale la stampa gratuita e la corrispondenza religiosa svolsero una funzione missionaria non meno importante dei viaggi.
Una notizia letta su un periodico poteva generare una lettera; la lettera determinava l’invio di opuscoli; gli opuscoli preparavano un viaggio; il viaggio produceva una testimonianza destinata a essere nuovamente diffusa attraverso la stampa. La vicenda di Malan consente di osservare concretamente questo meccanismo.
La conferenza pentecostale di Sunderland
Dal 6 all’11 giugno 1908 All Saints’ ospitò la prima conferenza pentecostale internazionale di Sunderland. Gli incontri si svolsero nella chiesa, nella sala parrocchiale e nei locali annessi.
Il programma prevedeva riunioni di preghiera, testimonianze dei visitatori, studi biblici e una sessione dedicata alla letteratura pentecostale. Furono affrontati il parlare in lingue quale segno della «Pentecoste», la conduzione delle riunioni, la seconda venuta di Cristo, la vita divina e la guarigione.
L’ammissione agli incontri propriamente conferenziali avveniva mediante una dichiarazione di simpatia verso quanti cercavano la «Pentecoste con il segno delle lingue» e comportava il riconoscimento dell’autorità del presidente della riunione. Il particolare rivela una fase ancora fluida del movimento: da una parte, una forte apertura interconfessionale; dall’altra, la necessità di disciplinare manifestazioni carismatiche ritenute potenzialmente disordinate o difficili da discernere.
Fu in tale cornice che Maria Guglielmina Malan raggiunse Sunderland per conoscere direttamente il movimento.
La testimonianza di Guglielmina Malan
Nel fascicolo del 15 luglio 1908, sotto il titolo A Lady from Italy at the Conference, Confidence pubblicò la testimonianza della «Signora Malan, di Torre Pellice, presso Torino». Il testo era stato redatto il 21 giugno, appena dieci giorni dopo la conclusione ufficiale della conferenza.
La prossimità cronologica conferisce al documento un valore particolare. Non si tratta di una memoria tardiva, ricostruita molti anni dopo, ma di una testimonianza contemporanea agli avvenimenti, pubblicata nell’organo del movimento che aveva ospitato gli incontri.
La firma posta al termine del documento recita:
Guglielmina Malan, Via Arnaud 31, Torre Pellice, Provincia di Torino, Italia.
L’identificazione non dipende, pertanto, da tradizioni storiografiche successive. La fonte primaria indica nome, cognome, località e indirizzo completo della protagonista.
Nella testimonianza la protagonista si firma semplicemente «Guglielmina Malan». La forma completa Maria Guglielmina Malan è attestata invece dalla documentazione biografica relativa al marito, Giovanni Pietro Malan.
Un itinerario religioso transnazionale
L’adesione di Malan non derivò dalla predicazione di Francescon, Lombardi o degli altri pionieri di Chicago. Il suo itinerario si sviluppò attraverso la lettura di pubblicazioni religiose, la corrispondenza con Alexander A. Boddy e la decisione personale di recarsi in Inghilterra.
Malan racconta di essersi convertita intorno ai vent’anni e di avere avvertito, negli anni successivi, un crescente desiderio di liberazione dal peccato e dall’egoismo. Seguì con attenzione le notizie relative al risveglio gallese e ad altri movimenti di rinnovamento spirituale.
Quando venne a conoscenza delle esperienze pentecostali, provò tuttavia un sentimento ambivalente: da una parte, l’attrazione per la promessa di un rinnovamento più profondo; dall’altra, il timore che il parlare in lingue e le altre manifestazioni potessero costituire contraffazioni di origine demoniaca.
Trovato l’indirizzo di Boddy in una pubblicazione, gli scrisse chiedendogli di risponderle «alla presenza dell’Iddio onnipotente» e di assicurarle che conoscesse personalmente credenti battezzati nello Spirito Santo che parlavano in lingue. Voleva sapere, in termini espliciti, se quelle manifestazioni provenissero da Dio oppure dal diavolo.
Boddy le rispose, le inviò alcuni opuscoli e successivamente la invitò alla conferenza.
La corrispondenza originale non è stata finora rinvenuta. La sua esistenza è conosciuta attraverso il racconto pubblicato dalla stessa Malan. Non sappiamo se le lettere siano state conservate fra le carte di Boddy, negli archivi di Sunderland o in fondi valdesi ancora inesplorati.
Il viaggio, la bronchite e il timore della morte
La decisione di raggiungere Sunderland maturò in condizioni fisiche difficili. Malan riferisce di essere stata colpita da bronchite nel maggio del 1908 e di essersi progressivamente indebolita. Alcuni cristiani tentarono di dissuaderla, temendo che il viaggio potesse aggravare la sua salute e «eccitare i suoi nervi».
Il timore di morire durante il tragitto fu tale che predispose il proprio testamento prima della partenza. Giunta a Londra molto debilitata, rimase nella capitale per sei giorni, perdendo la prima parte della conferenza. Raggiunse Sunderland soltanto verso la conclusione degli incontri.
Il racconto presenta la malattia e il viaggio secondo le categorie spirituali proprie dell’ambiente di risveglio: opposizione satanica, prova della fede, morte dell’io e affidamento alla volontà divina. Lo storico deve distinguere questa interpretazione religiosa dal dato fattuale, ma non può ignorarla, perché fu precisamente tale linguaggio a conferire senso all’esperienza della protagonista.
Il timore della morte potrebbe avere assunto per lei un significato ancora più intenso in ragione della recente vedovanza. Il marito era infatti morto di polmonite nel novembre del 1906. Si tratta però soltanto di un possibile sfondo biografico, che non deve essere trasformato in una spiegazione psicologica automatica del suo comportamento.
Dalla diffidenza all’esperienza pentecostale
L’arrivo a Sunderland non produsse un’adesione immediata. Malan racconta che, durante le prime riunioni, ciò che vedeva e udiva le appariva sospetto. Non riusciva a pregare, cantare o leggere e temeva di essere entrata in contatto con influenze spirituali ingannevoli.
Nel corso dell’ultimo giorno chiese a Mary Boddy, moglie di Alexander, di pregare per lei. In una stanza adiacente alla sala degli incontri, alla presenza di un’altra donna, fu unta con olio. Anche in quel momento continuò a domandarsi se le persone che stavano per imporle le mani fossero soggette a un’influenza maligna.
Pregò quindi di essere custodita «sotto il sangue di Gesù», affinché nessuna potenza avversa potesse toccarla.
Dopo l’unzione dichiarò di avere sentito lo Spirito Santo attraversare il proprio corpo «come un fuoco ardente». Interpretò l’esperienza come purificazione interiore e liberazione dai sospetti che l’avevano tormentata.
Nella riunione serale, dedicata alla venuta di Cristo, udì numerosi presenti lodare Dio in lingue diverse. La sua paura diminuì e lasciò spazio a una condizione di pace che descrisse mediante immagini bibliche: vento, fuoco, acqua, colomba e rugiada.
Il linguaggio riflette la spiritualità pentecostale delle origini, nella quale l’esperienza carismatica era strettamente congiunta alla santificazione personale, alla centralità del sangue di Cristo e all’attesa imminente della sua venuta.
Glossolalia e interpretazione
La testimonianza descrive successivamente manifestazioni più propriamente pentecostali. Dopo che un uomo aveva pronunciato alcune parole in lingue, una donna seduta accanto a Malan ne avrebbe fornito l’interpretazione: «Io sono la risurrezione e la vita».
Poco dopo Malan afferma di essere stata indotta a gridare in inglese e in francese espressioni come «Streams of Life» e «Streams of Glory».
In un incontro successivo, durante l’imposizione delle mani, riferisce di avere pronunciato parole a lei sconosciute. Una di esse sarebbe stata interpretata come «sepolta», con riferimento a Colossesi 2; un’altra come «il Signore è nel suo tempio».
La fonte documenta quindi non soltanto il suo contatto con un ambiente pentecostale, ma anche la sua dichiarazione di avere personalmente pronunciato parole sconosciute durante l’imposizione delle mani. È questo elemento a rendere la testimonianza una vera attestazione di esperienza glossolalica e non una semplice partecipazione da osservatrice.
Malan precisa tuttavia di non avere cercato il miracolo per se stesso. Afferma di non avere desiderato le lingue né manifestazioni straordinarie e insiste sulla necessità di non glorificare persone, Chiese o fenomeni.
La sua adesione, almeno secondo la rappresentazione che ella stessa ne offre, non fu dunque ingenua o immediata. Fu preceduta da dubbi, timori, richieste di chiarimento e un intenso processo di discernimento religioso.
La guarigione
La rivista presenta l’esperienza di Malan anche come una guarigione. Nella sua testimonianza ella dichiara di essere stata rinvigorita nel corpo e nello spirito durante gli incontri.
Il documento, tuttavia, non contiene una diagnosi medica indipendente, cartelle cliniche o una verifica successiva delle sue condizioni.
Storicamente si può quindi affermare che Malan e la redazione di Confidence interpretarono il miglioramento della sua salute come guarigione divina. Sarebbe invece improprio trasformare questa autointerpretazione religiosa in una conclusione medica documentata.
La distinzione non impoverisce la fonte. Al contrario, permette di rispettarne contemporaneamente il linguaggio religioso e i limiti probatori.
Chi era Maria Guglielmina Malan?
La biografia civile di Maria Guglielmina Malan rimane ancora incompleta. Non sono finora emerse, con sufficiente certezza, la data e il luogo di nascita, i nomi dei genitori, l’età al matrimonio o la data della morte.

È invece documentato che il 20 marzo 1896 sposò Giovanni Pietro Malan, noto anche come Jean Pierre Barthélemy Malan.
Il marito, nato a Torre Pellice il 7 dicembre 1846, era figlio di Jean Pierre Malan e Catherine Olivet. Aveva studiato nei Paesi Bassi, dove conseguì il diploma, e aveva insegnato presso la Scuola Normale di Torre Pellice.
Nel 1880 fondò la Tipografia Alpina e due anni più tardi il periodico L’Avvisatore alpino. Nel 1881 fu inoltre tra i fondatori della Société d’Histoire Vaudoise.
Fu anche autore di Un viaggio al Brasile, pubblicato nel 1885 e destinato a informare gli emigranti italiani sulle condizioni del paese sudamericano. Le sue attività editoriali, educative e internazionali delineano un ambiente familiare inserito in reti culturali più ampie rispetto alla sola realtà locale.
Giovanni Pietro Malan morì il 17 novembre 1906, colpito da polmonite. Quando Guglielmina raggiunse Sunderland, nel giugno del 1908, era quindi vedova da circa diciannove mesi.
La testimonianza pubblicata da Confidence la collega direttamente all’ambiente valdese di Torre Pellice. La firma reca infatti non soltanto il nome, ma anche l’indirizzo di Via Arnaud 31, situato nel cuore della capitale storica del valdismo italiano e a breve distanza dai principali edifici della comunità.
Il fatto che entrambi i coniugi portassero il cognome Malan non consente, da solo, di stabilire il loro grado di parentela. Il cognome era ampiamente diffuso nelle Valli valdesi e la questione potrà essere chiarita soltanto attraverso l’atto integrale di matrimonio e i registri genealogici locali.

Il retroterra valdese
Il rapporto tra mondo valdese e origini pentecostali non si limita al caso Malan. Filippo Grill, pastore della Chiesa presbiteriana italiana di Chicago dalla quale proveniva Luigi Francescon, era anch’egli valdese. Il protestantesimo valdese costituì quindi uno dei luoghi di mediazione attraverso i quali italiani già alfabetizzati alla lettura biblica e inseriti in reti evangeliche internazionali poterono entrare in contatto con il nuovo movimento.
Nel caso di Guglielmina, tuttavia, non è ancora possibile stabilire la sua precisa posizione ecclesiale dopo il ritorno da Sunderland. Non sappiamo se comunicò pubblicamente l’esperienza alla Chiesa valdese locale, se incontrò opposizioni, se continuò a frequentare la comunità o se cercò di riunire credenti interessati al messaggio pentecostale.
Non sono finora emersi verbali di concistoro, provvedimenti disciplinari, articoli di stampa valdese o corrispondenze pastorali che consentano di ricostruire questi passaggi.
L’assenza di documentazione disponibile non equivale a dimostrazione di inattività. Indica semplicemente che l’eventuale opera svolta da Malan dopo il ritorno non è ancora storicamente documentata, nonostante alcuni indizi vadano in questa direzione.
Una prima attestazione indipendente da Chicago
Il significato storico della vicenda deve essere formulato con cautela.
La documentazione non consente di affermare che Malan abbia fondato una comunità pentecostale in Italia, svolto una stabile attività missionaria o prodotto una discendenza ecclesiale riconoscibile. Non sappiamo quale seguito abbia avuto la sua esperienza dopo il ritorno a Torre Pellice.
Possiamo però affermare che fu un’italiana residente nella penisola, appartenente all’ambiente valdese, la cui esperienza pentecostale accompagnata dalla glossolalia venne registrata in una fonte contemporanea nel giugno-luglio del 1908.
Il suo itinerario risulta documentariamente indipendente dalla comunità italiana di Chicago. Non sono emerse lettere, incontri o rapporti personali con Francescon, Lombardi, Ottolini, Menna o altri esponenti di quella rete.
Le due linee furono contemporanee e parallele, ma produssero esiti differenti.
La direttrice di Chicago generò comunità, ministri, reti familiari e una continuità organizzativa destinata a incidere profondamente sul pentecostalismo italiano. La direttrice di Sunderland appare invece più individuale e reticolare: stampa, corrispondenza, conferenze, viaggi e contatti con il protestantesimo storico.
Una linea produsse soprattutto comunità; l’altra documenta la circolazione anticipata dell’esperienza e del linguaggio pentecostale.
Altri italiani nel circuito di Sunderland
Maria Guglielmina Malan non fu l’unica italiana a entrare in contatto con il pentecostalismo europeo indipendentemente dalla missione italiana di Chicago.
Una successiva segnalazione di Confidence, riferita nella letteratura storica al 1909, menziona un non identificato «fratello proveniente dall’Italia». L’uomo dichiarò di avere compreso più profondamente la propria unione con Cristo nella morte e nella vita, chiese una preghiera particolare per l’Italia e fu presentato come una persona che aveva ricevuto la propria «Pentecoste con i segni».
La sua identità resta da accertare e non vi sono elementi per identificarlo con persone note del pentecostalismo italiano.
La notizia suggerisce tuttavia che il caso Malan potrebbe non essere stato completamente isolato e che Sunderland continuò ad attrarre visitatori provenienti dall’Italia.
Malan rimane la figura meglio documentata perché la rivista ne pubblicò il nome, la provenienza, l’indirizzo e una testimonianza estesa.
Una narrazione delle origini da rivedere
La documentazione consente di distinguere alcuni momenti essenziali.
Nell’aprile del 1908 la letteratura pentecostale distribuita da Sunderland aveva già raggiunto l’Italia. Nello stesso periodo le fonti statunitensi attestavano il ritorno in patria di predicatori italiani provenienti dal nucleo italiano di Chicago.
Nel giugno del 1908 Maria Guglielmina Malan partecipò agli incontri di Sunderland e dichiarò di avere ricevuto il battesimo nello Spirito con manifestazioni glossolaliche. Il 21 giugno redasse la propria testimonianza, pubblicata da Confidence il 15 luglio.
Questi avvenimenti non ridimensionano il ruolo decisivo esercitato da Francescon, Lombardi, Ottolini e Menna nella diffusione e nel consolidamento del pentecostalismo italiano. Impediscono però di identificare la storia delle origini con una sola genealogia missionaria.
Il pentecostalismo italiano non nacque da un punto unico né seguì una traiettoria perfettamente lineare. Fu parte di una circolazione transatlantica ed europea nella quale agirono simultaneamente emigranti, pastori, editori, lettrici, corrispondenze, conferenze e periodici religiosi.
La vicenda di Guglielmina Malan permette inoltre di recuperare il ruolo delle donne nelle origini del movimento. Ella non appare come semplice accompagnatrice di un predicatore o membro anonimo di una comunità, ma come soggetto autonomo: legge, scrive, interroga un ministro straniero, valuta criticamente le risposte, prepara il viaggio e attraversa l’Europa per verificare personalmente ciò di cui ha sentito parlare.
Le lacune documentarie
La ricerca lascia ancora aperti alcuni problemi fondamentali.
Occorre individuare l’atto integrale di matrimonio del 20 marzo 1896, dal quale potrebbero emergere età, luogo di nascita, paternità, maternità e professione di Maria Guglielmina. Sarebbe inoltre necessario ricostruire lo stato di famiglia storico di Via Arnaud 31 e verificare gli atti di morte successivi al 1908.
Di particolare importanza sarebbero i registri ecclesiastici valdesi di Torre Pellice, gli elenchi dei membri e dei comunicanti, i verbali del concistoro, la corrispondenza pastorale e gli eventuali documenti relativi alla famiglia Malan.
Dovrebbero essere esaminati anche i fascicoli successivi di Confidence, le carte personali di Alexander e Mary Boddy e gli archivi della chiesa di All Saints’. È possibile che lettere, elenchi di partecipanti o registrazioni di offerte conservino ulteriori tracce della presenza italiana a Sunderland.
Rimangono infine da consultare sistematicamente L’Avvisatore alpino, la stampa valdese e i necrologi locali, che potrebbero contenere riferimenti alla vedova di Giovanni Pietro Malan o alla sua successiva vicenda religiosa.
Conclusione
Alla luce delle fonti oggi disponibili, Maria Guglielmina Malan può essere considerata la prima italiana residente in Italia della quale una testimonianza coeva attesti nominativamente un’esperienza esplicitamente pentecostale accompagnata dal parlare in lingue.
La sua vicenda non sostituisce il ruolo storicamente esercitato dai pionieri provenienti da Chicago, ma obbliga a correggere una narrazione confessionale eccessivamente lineare.
La missione italo-americana rimane il principale vettore della diffusione organizzata del risveglio pentecostale in Italia. Le fonti documentano tuttavia l’esistenza di una parallela direttrice europea, centrata su Sunderland, capace di raggiungere una credente residente nella penisola già nei primi mesi del 1908.
Il pentecostalismo italiano non giunse dunque seguendo una sola strada. Attraversò l’Atlantico con gli emigranti, ma attraversò anche le Alpi mediante la stampa religiosa, la corrispondenza privata e la mobilità transnazionale di credenti appartenenti, in questo caso, al mondo valdese.
Maria Guglielmina Malan non costituisce una nota marginale. È il nome che permette di scorgere, dietro la genealogia più conosciuta, una seconda via delle origini: meno organizzata, priva di una continuità ecclesiale finora documentabile, ma cronologicamente precoce e storicamente attestata.
Nota
Una particolarità tutta italiana consiste nel fatto che spesso la storia del pentecostalismo italiano s’incrocia con quella dei Testimoni di Geova. Questo avvenne, com’è noto, durante il periodo fascista in cui spesso i due gruppi religiosi vennero confusi, ma è accaduto anche per quanto concerne le origini italiane di entrambe le denominazioni perché anche le origini dei Testimoni di Geova in Italia sono collegate ai Valdesi. Il motivo principale, è dovuto al fatto che all’inizio del XX secolo moltissimi Valdesi stavano vivendo una profonda crisi spirituale a motivo della teologia liberale professata da tanti pastori (per lo più massoni come Giovanni Luzzi). In quel periodo tanti valdesi erano delusi della spiritualità persa della propria chiesa per cui erano in crisi. Questo li condusse alla ricerca di una nuova spiritualità, per cui le Valli valdesi rappresentarono, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, uno dei principali spazi italiani di ricezione delle correnti religiose transnazionali.
Nel 1891 Charles Taze Russell, già massone e sionista, presidente della Watch Tower Society, visitò Pinerolo e incontrò Daniele Rivoire, valdese e insegnante di lingue a Torre Pellice. [QUI] e [QUI] e [QUI]
Rivoire non aderì formalmente agli Studenti Biblici, ma, insieme alla moglie Tavelli Anna Maria, tradusse gli scritti di Russell in italiano. (cfr. Annuario dei Testimoni di Geova del 1983, pag. 117; Torre di Guardia del 15 Aprile 2002, alla pag. 28).
Nel 1903 tradusse Il divin piano delle età, stampato l’anno seguente, e avviò la traduzione italiana della Watch Tower, pubblicata come La Vedetta di Sion e l’Araldo della presenza di Cristo. Nel 1908 si formò a Pinerolo la prima congregazione italiana degli Studenti Biblici.
Il parallelismo con la vicenda di Malan non implica un rapporto dottrinale o organizzativo tra i due movimenti. Segnala piuttosto la funzione mediatrice esercitata dall’ambiente valdese, caratterizzato da alfabetizzazione biblica, pluralità linguistica, apertura internazionale e circolazione di stampa religiosa.
© Filippo Chinnici
per storiapentecostale.org
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